Illustrate, in particolare, le iniziative di semplificazione per la riduzione di oneri e ostacoli burocratici. Per il settore edile evidenziata la necessità di: snellire i procedimenti e ridurre i tempi in favore delle imprese; rimettere in moto l’edilizia con la rigenerazione urbana; intervenire su DPR 380/2001
Si sono svolte lo scorso 28 aprile le Comunicazioni del Ministro della pubblica amministrazione, Fabiana Dadone, sulle iniziative di competenza del suo Dicastero adottate per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da Covid-19.
Il Ministro si è, innanzitutto, soffermato sulle nuove modalità di lavoro rappresentate dallo smart working che consente “la possibilità di una riorganizzazione del lavoro e della vita personale e sociale, un cambiamento che i dirigenti pubblici sono chiamati a sostenere e realizzare”. Al riguardo, l’obiettivo futuro è quello di individuare una soglia di implementazione non inferiore al 30% che sarà perseguito nella cosiddetta fase 3 nella quale saranno applicate adeguate misure volte all’ottimizzazione del lavoro, alla produttività e alla riduzione dei rischi
Ha, altresì, evidenziato la necessità di individuare profili e competenze professionali adeguate e di garantire la formazione continua del personale pubblico, soffermandosi sulle modalità si svolgimento dei concorsi pubblici.
Ha, poi, affrontato la tematica della semplificazione, concernente la riduzione di oneri e tempi burocratici, che deve dispiegare i suoi effetti con immediatezza.
A tale riguardo ha distinto tra due ordini di obiettivi:
–il primo obiettivo di breve periodo è relativo alle problematiche emerse a seguito della crisi epidemiologica e connesse alle necessarie misure di contenimento del contagio.
In tale ambito, in materia di attività manifatturiere si intende intervenire per rilanciare il settore economico accelerando i procedimenti amministrativi riguardanti gli insediamenti produttivi, le opere pubbliche (o private) di rilevante impatto sul territorio e l’avvio di attività imprenditoriali, ossia interventi dalla indiscussa valenza strategica per generare – anche sul breve periodo – effetti positivi sulla crescita e sull’occupazione
Per quanto concerne il settore edile viene evidenziata l’importanza di:
-semplificare le procedure amministrative, ad esempio, snellendo i procedimenti e riducendo i tempi in favore delle imprese di settore e dei cittadini ma nel pieno rispetto delle norme a tutela dell’ambiente e della sicurezza dei lavoratori;
-rimettere in moto l’edilizia con positivi effetti sull’occupazione anche dei settori ad essa collegati (ceramica, legno, impiantistica, serramenti ecc.), senza abbassare i livelli di tutela del paesaggio e dei beni culturali, ma al contrario promuovendo, attraverso la rigenerazione urbana, la riduzione del consumo del suolo e, in particolare, la qualità del tessuto urbano, delle nostre periferie e delle aree più degradate del Paese;
– prevedere, previo confronto con le regioni e le autonomie locali, interventi diretti al Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia, di cui al DPR n. 380 del 2001. Si intende snellire “attraverso la riduzione dei tempi e la complessità procedurali ma soprattutto rimuovere sostanzialmente quegli ostacoli che ancora oggi bloccano il settore sia sul piano delle imprese che su quello dei cittadini”.
E’ fondamentale rilanciare questo ambito come pure quello ambientale ed energetico per il quale si prevedono interventi specifici che avranno come conseguenza anche un risultato a regime.
-Il secondo obiettivo di intervento, discende in parte dal primo, e avrà un impatto più duraturo e strutturale.
In tale contesto viene, in particolare, segnalata come “prima azione”, la necessità di intervenire sulla produzione di documentazione cui ogni utente o impresa è oggi sottoposta. “Una pratica odiosa che, nonostante le norme e la disciplina vigente, più volte ritoccata peraltro, non ha ancora prodotto un risultato concreto. I cittadini e le imprese restano impigliati in una assurda quanto ingiustificata richiesta plurima di informazioni e dati che dovrebbero già essere in possesso delle amministrazioni”
Al riguardo, viene evidenziato come il principio del Once Only secondo cui la Pa non chiede più quello che già conosce non ha dispiegato ancora la sua portata, come anche emerso dalla consultazione pubblica recentemente conclusasi e avviata a fine 2019.
L’effettiva applicazione di questo principio renderebbe, invece, più snella e meno onerosa una serie di procedure: ad esempio quelle relative a attività di compravendita o di ristrutturazione immobiliare, con riguardo ai dati catastali, o quelle relative alla registrazione del contratto d’affitto per il cambio di residenza, o ancora, la richiesta dei dati reddituali o dell’ISEE, anche più volte durante l’anno, finalizzate all’accesso a benefici di tipo economico o socio-assistenziale.
Viene, quindi, considerato indispensabile un cambiamento di paradigma, non solo per l’emergenza, ma anche per contribuire a far ripartire l’Italia. Al riguardo, si intende infatti intervenire sulla disciplina dell’autocertificazione e sui controlli connessi all’accesso a benefici, introducendo ad esempio con riguardo alla normativa del d.PR. n. 445 del 2000, una sorta di patto tra amministrazioni e utenti: “la PA si fida dei cittadini senza appesantire le procedure di accesso a agevolazioni, finanziamenti e benefici ma, nello stesso tempo, per impedire che qualche “furbo” approfitti dell’autocertificazione, oltre alle sanzioni penali e alla decadenza del beneficio, si intende valutare l’introduzione anche di esclusioni dall’accesso alle medesime misure per un certo periodo”.
In conclusione, viene evidenziato che il Governo ha deciso di potenziare l’Agenda per la semplificazione trasformandola in un Piano di semplificazione per l’Italia, che è stato condiviso con le regioni e con gli enti locali, individuando obiettivi e risultati attesi, responsabilità e tempi di realizzazione, con delle azioni, poi, di monitoraggio e di verifica dei risultati di rafforzamento della capacità amministrativa.
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