
Con oltre 300 miliardi di attivi (secondo i dati Covip) fondi pensione e casse di previdenza oggi non solo pilastri del sistema previdenziale italiano, ma anche importanti investitori istituzionali per l’economia del Paese e possono rappresentare un attore strategico per sostenere lo sviluppo dell’housing sociale in Italia. I fondi pensione investono circa 3 miliardi di euro nel real estate, pari all’1,5% degli attivi, mentre le casse di previdenza presentano una presenza più significativa, con oltre 16,5 miliardi investiti in fondi immobiliari e circa 2,5 miliardi in immobili diretti.
Negli ultimi anni, tuttavia, la componente immobiliare degli investimenti previdenziali si è progressivamente ridotta. Parallelamente, cresce l’attenzione verso investimenti sostenibili e criteri ESG, con strategie che privilegiano settori legati alla transizione energetica, all’efficienza energetica e all’economia circolare.
In questo contesto emerge con forza l’emergenza abitativa in Italia. L’offerta di edilizia sociale è molto limitata: solo il 3,5% delle famiglie vive in alloggi sociali, una quota molto inferiore rispetto ad altri Paesi europei. Circa 600 mila famiglie sono in attesa di una casa popolare, mentre oltre 1,2 milioni di nuclei in affitto vivono in condizioni di disagio economico. A questo si aggiunge una forte carenza di alloggi per studenti fuori sede.
Per mobilitare risorse pubbliche e private, ampliare l’offerta di abitazioni accessibili e rispondere alla crescente emergenza abitativa, l’Ance ha elaborato, in partnership con Confindustria, una serie di proposte illustrate nel corso dell’audizione dell’Associazione presso la Commissione parlamentare di controllo sull’attività degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale, impegnata ad approfondire le politiche di investimento e valorizzazione del patrimonio immobiliare degli enti pubblici previdenziali.
Il Piano Casa Accessibile dell’Ance: un’opportunità di investimento sociale per il sistema previdenziale italiano
L’Ance ha illustrato la proposta di Piano nazionale per l’housing accessibile, con l’obiettivo di ampliare l’offerta abitativa attraverso un mix di soluzioni: social housing, student housing, worker housing, residenze per anziani e modelli abitativi innovativi. Il Piano si fonda su tre pilastri: misure finanziarie, incentivi fiscali e interventi urbanistici. Ma anche su una precondizione, ossia che venga istituita una regia unica attraverso la creazione di una Commissione interministeriale incardinata presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri nell’ambito della quale dovrà essere garantita la partecipazione di Regioni e Enti locali, che giocano un ruolo cruciale nell’attuale assetto delle competenze in materia di politiche abitative e urbane.
Misure finanziarie
Sul piano finanziario, l’obiettivo è mobilitare fino a 15 miliardi di euro attraverso diverse fonti: 1,5 miliardi derivanti dalla riprogrammazione del Pnrr, 2,5 miliardi dalla riprogrammazione dei fondi strutturali 2021-2027, 6 miliardi dal nuovo bilancio dell’Unione europea 2028-2034, 3 miliardi dal Fondo sociale per il clima e altri 2 miliardi dal Fondo investimenti e sviluppo infrastrutturale 2027-2033.
Accanto alle risorse pubbliche, il Piano punta a coinvolgere capitali privati attraverso strumenti finanziari dedicati, come fondi immobiliari pubblico-privati, operazioni di cartolarizzazione e una maggiore partecipazione degli investitori istituzionali.
In particolare, la proposta prevede:
Misure e incentivi fiscali
Per rendere fattibili tali operazioni, è necessario individuare strumenti, anche di natura fiscale, in grado di abbattere i costi di realizzazione dei programmi, così da consentire agli investitori di immettere sul mercato le abitazioni ad un canone inferiore a quello di mercato (ovvero venderli a prezzi calmierati), che sia accessibile per i target sociali scelti come destinatari dei programmi di housing.
A tale scopo, nell’ambito del Piano di housing accessibile proposto dall’Ance, sono previsti un insieme di strumenti di natura fiscale relativi ai due diversi modelli d’azione proposti di seguito evidenziati:
Misure urbanistiche e incentivi
Con risorse pubbliche limitate, sempre secondo quanto sostenuto dall’Ance nel corso dell’Audizione, occorre potenziare il ruolo del settore privato. L’apporto dei privati non deve essere coercitivo (come l’obbligo di quote di edilizia sociale), ma incentivato attraverso collaborazioni tra pubblico e privato. L’obiettivo è attivare politiche abitative che assicurino l’equilibrio economico-finanziario degli interventi.
Per promuovere lo sviluppo di soluzioni abitative accessibili sono necessarie delle norme urbanistiche e delle procedure amministrative veloci accompagnate da incentivi che siano di supporto per attrarre gli investimenti privati, tra cui:
Il ruolo dei fondi pensione e delle casse previdenziali
In questo contesto, le Istituzioni previdenziali possono svolgere un ruolo decisivo. Il loro coinvolgimento può avvenire attraverso l’acquisto delle quote dei fondi immobiliari impegnati negli investimenti in social housing (come già avviene), sia nella sottoscrizione di notes delle operazioni di cartolarizzazione emesse dai soggetti promotori delle iniziative del Piano.
Le caratteristiche del Piano di housing accessibile risultano infatti coerenti con i criteri ESG sempre più adottati dagli investitori previdenziali: gli interventi di edilizia sociale producono un impatto positivo sul piano sociale, favorendo l’accesso alla casa per le fasce più fragili della popolazione, e su quello ambientale, grazie alla realizzazione di edifici ad alta efficienza energetica.
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