
Nel corso dell’audizione, Ghella ha sottolineato come la proposta europea rappresenti “un passaggio importante verso una politica industriale ambiziosa”, capace di rafforzare competitività e autonomia strategica dell’economia europea facendo leva su materiali low-carbon e filiere produttive europee.
Secondo l’Ance, il riconoscimento del comparto edilizio come settore prioritario rappresenta un elemento cruciale. “Le costruzioni valgono circa il 10% del Pil europeo, generano milioni di posti di lavoro e sono indispensabili per infrastrutture, transizione energetica e risposta alla crisi abitativa”, ha evidenziato il vicepresidente dell’Associazione.
Uno dei punti centrali dell’intervento ha riguardato il rafforzamento del principio del “Made in Europe”. L’Ance sostiene infatti l’introduzione di requisiti europei per tecnologie e materiali strategici a basse emissioni – dall’acciaio al cemento, fino alle pompe di calore e ai sistemi per l’energia pulita – considerandoli strumenti fondamentali per ridurre la dipendenza produttiva dai Paesi extra Ue.
Ghella ha però spiegato che l’approccio europeo non dovrebbe limitarsi ai soli materiali, ma coinvolgere anche macchinari, tecnologie e componentistica strategica per il settore delle costruzioni. Tra gli esempi citati figurano le Tunnel Boring Machine impiegate nelle grandi opere infrastrutturali, che secondo l’Ance dovrebbero essere maggiormente prodotte e acquistate all’interno dell’Unione europea.
Ampio spazio è stato dedicato anche al tema degli appalti pubblici. L’Ance si è espressa a favore di regole che favoriscano le produzioni europee nelle gare pubbliche, purché accompagnate da reciprocità nell’accesso ai mercati internazionali e da strumenti capaci di evitare distorsioni concorrenziali.
Nel corso dell’audizione è stato evidenziato il rischio che differenze di costo troppo elevate possano indebolire l’efficacia del principio del Made in Europe, soprattutto in un contesto segnato dall’aumento dei costi energetici e produttivi. Per questo motivo, l’Associazione propone meccanismi fiscali compensativi e incentivi transitori, come crediti d’imposta per l’utilizzo di materiali low-carbon e prodotti europei.
Particolare attenzione viene riservata anche alla tutela della concorrenza e del lavoro. Secondo l’Associazione, il rafforzamento della politica industriale europea deve andare di pari passo con il contrasto al dumping sociale e salariale e con la piena applicazione della contrattazione collettiva nazionale.
Nel documento presentato alla Commissione, il vicepresidente Ghella ha inoltre sollecitato la creazione di un Tavolo nazionale dedicato alla politica industriale delle costruzioni, capace di coinvolgere l’intera filiera in una strategia di lungo periodo.
Un altro nodo centrale dell’intervento ha riguardato il permitting e la semplificazione amministrativa. Ghella ha giudicato positivamente la previsione di “punti unici di contatto” per il rilascio delle autorizzazioni necessarie ai progetti industriali, considerandola una misura utile a ridurre frammentazione burocratica e sovrapposizioni procedurali.
Secondo l’Ance, tuttavia, le semplificazioni previste dall’Industrial Accelerator Act rischiano di essere insufficienti senza tempi certi per la conclusione dei procedimenti autorizzativi, in particolare sul fronte ambientale. Da qui la richiesta di introdurre termini massimi vincolanti per il rilascio dei pareri e delle autorizzazioni.
Infine, l’Associazione ha richiamato l’attenzione sulla necessità di coordinare il nuovo regolamento europeo con il quadro normativo già esistente, a partire dal Regolamento sui Prodotti da Costruzione e dalle altre iniziative Ue in materia di semplificazione amministrativa e transizione industriale.
In allegato il documento integrale presentato in audizione.
Puoi scegliere quali categorie di cookie abilitare. I cookie necessari sono sempre attivi perché indispensabili per il corretto funzionamento del sito.