
“Il ddl Porti interviene su un settore cruciale per la competitività dell’Italia, con l’obiettivo di coordinare gli investimenti e superare una programmazione frammentata. L’Ance condivide l’esigenza di rafforzare la capacità di programmazione e di coordinamento del sistema portuale nazionale, attraverso l’introduzione in particolare del Piano nazionale degli interventi per le infrastrutture strategiche di trasporto marittimo, superando eventuali frammentazioni decisionali e favorendo una visione più organica degli investimenti”.
Queste le parole di Romain Bocognani, direttore generale di Ance, oggi in audizione davanti alla Commissione Trasporti della Camera sulla riforma dei porti. La Commissione si è riunita, in sede referente, per esaminare il disegno di legge sul riordino della legge 28 gennaio 1994, n. 84, in materia di governance portuale e rilancio degli investimenti in infrastrutture strategiche di trasporto marittimo di interesse generale.
“Una regia nazionale – ha continuato Bocognani – può rappresentare un elemento positivo laddove sia funzionale a una migliore pianificazione delle opere, alla definizione di priorità coerenti con le effettive esigenze del sistema logistico e produttivo del Paese e a una più efficiente utilizzazione delle risorse pubbliche”. Una pianificazione unitaria, infatti, può aiutare a individuare meglio le priorità, utilizzare in modo più efficiente le risorse pubbliche e collegare gli investimenti portuali alle reali esigenze del sistema logistico, produttivo e industriale del Paese.
In questo quadro viene valutato positivamente anche il ricorso all’Accordo di programma, uno strumento già utilizzato nei settori stradale e ferroviario con Anas e Rfi. Questo modello può favorire una programmazione pluriennale più chiara, con tempi, costi e risorse meglio definiti.
Il punto centrale della riforma è l’istituzione di Porti d’Italia S.p.A., società alla quale verrebbero affidate la progettazione e la realizzazione delle opere infrastrutturali strategiche e degli interventi di manutenzione straordinaria. Le Autorità di sistema portuale resterebbero operative, mantenendo la gestione territoriale degli scali, la manutenzione ordinaria e il rilascio delle concessioni.
Secondo il Direttore generale dell’Ance, però, questo nuovo assetto deve evitare un eccessivo indebolimento delle Autorità portuali che rappresentano un presidio fondamentale di conoscenza dei territori, delle esigenze operative dei singoli porti e delle comunità economiche locali.
Un altro aspetto importante riguarda il rapporto con il mercato. La riforma non dovrebbe portare a un accorpamento generalizzato degli interventi o degli affidamenti. Il sistema portuale non è fatto solo di grandi opere, ma anche di molti interventi piccoli e medi, decisivi per la sicurezza, l’efficienza quotidiana degli scali e la competitività dei territori. Per questo l’Ance chiede che gli affidamenti restino aperti alla concorrenza e accessibili anche alle imprese medie e piccole. Porti d’Italia S.p.A. dovrebbe operare come soggetto attuatore nazionale solo per gli interventi che richiedono davvero una regia unitaria, senza realizzare direttamente le opere né affidarle in via preferenziale a società controllate o collegate. La regola dovrebbe restare l’apertura al mercato attraverso procedure trasparenti e concorrenziali.
Infine, il disegno di legge affronta anche i temi ambientali, in particolare dragaggi, gestione dei materiali e sostenibilità. L’Ance giudica positivo l’obiettivo di rendere più ordinata una disciplina oggi frammentata e di favorire il recupero e il riutilizzo dei materiali, in coerenza con i principi dell’economia circolare. Tuttavia, esprime alcune perplessità sulle nuove procedure previste, che rischiano di essere troppo rigide e poco coordinate con gli altri atti autorizzativi.
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