
“Guardiamo con apprensione, ma anche con speranza, alla prossima legge di bilancio”. Nell’intervista a Milano Finanza, il presidente dell’Ance Antonio Ciucci mette al primo posto la necessità di prevedere le risorse indispensabili per pagare il caro materiali. Tra gli arretrati maturati nel 2024 e nel 2025 e gli 1,8 miliardi accumulati nel 2026, servono complessivamente 3,8 miliardi di euro da corrispondere subito alle imprese. “Non possiamo continuare a chiedere alle aziende di sostenere finanziariamente per anni il peso di tali aumenti”, sottolinea Ciucci.
Da qui anche la richiesta al Governo di aprire un tavolo strutturale con il settore delle costruzioni, un comparto che vale circa il 12% del Pil e occupa 1,7 milioni di persone. L’obiettivo è affrontare i problemi strutturali che il settore si porta dietro da anni e costruire una strategia di lungo periodo per sostenere gli investimenti e la crescita.
Tra le priorità c’è infatti il futuro del comparto dopo la conclusione della fase straordinaria del Pnrr. “Il Pnrr è stata un’ottima parentesi e le imprese edili hanno dimostrato di essere all’altezza del compito”, afferma Ciucci, ricordando che a luglio l’80% degli interventi risultava ultimato. Il Piano ha rappresentato circa il 30% degli investimenti in opere pubbliche e ha dato una spinta significativa alle costruzioni.
Ora, però, serve evitare che alla forte accelerazione degli ultimi anni segua una nuova fase di stagnazione. Per Ciucci occorre una programmazione pluriennale stabile, con investimenti certi e continui, valorizzando anche i fondi strutturali e di coesione europei, la cui capacità di spesa resta ancora troppo bassa.
Nell’intervista Ciucci affronta anche il tema della casa, sottolineando le potenzialità del Piano Casa ma anche la necessità di ulteriori risorse e di condizioni che garantiscano la sostenibilità economica degli interventi. Sul credito, infine, evidenzia il forte calo dei finanziamenti bancari alle costruzioni e il rischio che un eventuale aumento dei tassi, insieme alla perdita di potere d’acquisto delle famiglie e al caro materiali, possa frenare nuovamente la domanda privata.
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