
Parte con slancio la campagna ideata e promossa da Ance Enna per incoraggiare le giovani donne a intraprendere un percorso di inserimento nelle aziende del settore edile.
Il settore delle costruzioni in Italia impiega circa il 9% di forza lavoro femminile, uno dei dati più bassi in Europa. Le cause non sono legate a capacità o interesse, ma a barriere culturali, scarsa visibilità di modelli professionali femminili e una percezione del settore ancora legata esclusivamente al lavoro manuale pesante. La campagna del Network PargEn vuole mostrare la normalità di una scelta professionale fondata su competenza, innovazione e prospettive di carriera concrete.
Sono già diverse decine le aziende che stanno sviluppando modelli di inserimento di giovani donne nei loro organici, anche implementando la Prassi di riferimento uni 125:2022.
Vincenzo Talio, Imprenditore settantenne a capo di un gruppo di oltre 250 dipendenti specializzato in lavori civili ferroviari, da pochi mesi è a capo dell’Ance Enna: “ Ho raccolto l’eredità progettuale della precedente Presidente Sabrina Burgarello che ha lanciato il netwotk con convinzione pur nella consapevolezza che sarà un percorso lungo. Avvicinare le donne nelle aziende di costruzioni è una sfida che dobbiamo affrontare con costanza e consapevoli dei retaggi culturali che dobbiamo superare. Oggi le donne che lavorano nelle nostre aziende sono per lo più impiegate in settori ammnistrativi, negli ultimi anni c’è stata una crescita occupazione nei settori tecnici progettuali e direzionali. Dobbiamo invogliare le giovani a intraprendere anche le carriere tecniche di cantiere.”
Gaetano Debole, Presidente della Cassa e scuola edile di Enna, imprenditore di 44 anni: “Con i sindacati valuteremo ogni possibile percorso di formazione utile a favorire la crescita delle presenze femminili nel nostro settore. Riteniamo che alcune competenze tecnico operative possano trovare consenso. Penso alla conduzione di macchine di cantiere, alla gestione digitale del cantiere, agli ambiti di conduzione del cantiere in una logica di sostenibilità ma anche alle figure tecniche operative per la gestione dei cantieri CAM e BIM.”
Secondo i dati ISTAT riferiti alla composizione settoriale, le donne nell’edilizia sono concentrate in ruoli impiegatizi e dirigenziali (il 68% delle dipendenti donne è impiegata, il 18% ricopre funzioni dirigenziali), mentre appena il 4,5% lavora come operaia. Le imprenditrici edili sono circa 3.000 in Italia, pari al 14,4% delle lavoratrici autonome del settore. Il Gender Gap Report 2025 di IDEM ha rilevato, peraltro, un dato apparentemente paradossale: nell’edilizia il gender pay gap risulta “positivo” a favore delle donne (14,5%), ma solo perché le poche donne presenti occupano prevalentemente posizioni tecniche qualificate e ruoli corporate, meglio retribuiti rispetto alle mansioni operative.
La Sicilia ha storicamente il tasso di occupazione femminile tra i più bassi d’Italia. Nella fascia 15-64 anni secondo le elaborazioni ADAPT su dati ISTAT, il tasso di occupazione femminile regionale si è collocato intorno al 29-30% nei dati storici, con una differenza di oltre 34 punti percentuali rispetto alle regioni più virtuose come la Valle d’Aosta. Il tasso di occupazione complessivo regionale, al III trimestre 2024, è del 47,5%, a fronte del 62,6% della media nazionale.
Eppure, i dati più recenti raccontano una storia di forte dinamismo. Nei primi nove mesi del 2024 l’occupazione nell’isola è cresciuta del 4,7% su base annua, il tasso più elevato tra tutte le regioni italiane, più che doppio rispetto al +1,8% nazionale. I nuovi occupati sono stati 66.000, di cui ben 42.000 donne e 24.000 uomini. L’occupazione femminile siciliana è cresciuta dell’8,3%, un dato che pone la Sicilia al primo posto in Italia per dinamica dell’occupazione femminile, migliore sia del dato nazionale (+2,3%) sia di quello del Mezzogiorno (+3,9%).
Un dato particolarmente significativo riguarda proprio il settore delle costruzioni: in Sicilia, l’occupazione nell’edilizia è cresciuta del 15,2%, la migliore performance nazionale tra le principali regioni con oltre 100.000 occupati nel settore, ben al di sopra della media italiana (+4,8%) e del Mezzogiorno (+9,2%). Le previsioni del sistema Excelsior per il primo trimestre 2025 confermano il trend: la Sicilia è la regione più dinamica d’Italia, con un aumento delle entrate previste del 14,4%.
La Regione Siciliana ha risposto al deficit strutturale di occupazione femminile con strumenti mirati. L’Avviso 23/2024 “Occupazione Donna”, nell’ambito del Programma Regionale FSE+ 2021-2027, stanzia oltre 58 milioni di euro per sostenere l’accesso delle donne in situazione di svantaggio al mercato del lavoro, attraverso percorsi integrati di orientamento, formazione specialistica, tirocinio e supporto all’autoimpiego.
Se i numeri occupazionali restano bassi, quelli della formazione lasciano intravedere un cambio di passo. Secondo i dati Formedil — l’ente unico di formazione e sicurezza per il settore edile costituito dalle organizzazioni datoriali tra le quali l’ANCE e le organizzazioni sindacali dei lavoratori — le studentesse iscritte ai corsi di formazione in Italia nel 2022 sono state 9.004, più che raddoppiate rispetto alle 4.007 del 2020, e rappresentano il 32% del totale degli iscritti alle scuole edili. In particolare, le donne iscritte ai corsi per operaie sono passate da 700 nel 2020 a 1.574 nel 2022. Secondo Almalaurea, le laureate in ingegneria edile rappresentano il 56,2% del totale, un dato che sfata il mito di un disinteresse femminile verso le discipline tecniche del costruire.
Anche il mondo delle start-up lancia segnali incoraggianti: nel comparto delle costruzioni e dell’immobiliare, il 37,4% delle nuove imprese è a guida femminile, contro il 28,2% a guida maschile. Un dato che testimonia una propensione imprenditoriale femminile superiore alla media, proprio in un settore tradizionalmente ostile.
Sabrina Burgarello – past President di Ance Enna e fautrice del network, è l’amministratore unico dell’azienda di famiglia che dirige insieme alle 2 sorelle ed ai 2 fratelli: “ Essere imprenditrici nel settore delle costruzioni è un impegno che ogni giorno affrontiamo senza badare al genere, anche se devo ammettere che in alcuni ambiti le attitudini più spiccatamente femminili aiutano a vedere soluzioni e percorsi che ci distinguono dal resto delle aziende. Nel nostro piccolo i nostri staff tecnici ed ammnistrativi sono prevalentemente femminili. Speriamo nei prossimi anni di formare anche tecnici specializzati nel nostro settore (l’azienda AMICA che dirige si occupa prevalentemente di manutenzione e costruzione di reti gas e acqua). Sul piano imprenditoriale quando nel 2017 i colleghi mi hanno onorato della presidenza dell’ANCE in Italia eravamo appena in 2 Presidentesse, subito dopo fu eletta Federica Brancaccio a capo dell’ANCE Nazionale ed altre colleghe in diverse province. Anche in Sicilia la presenza delle donne nel sistema di rappresentanza del settore è sempre in crescita.
Vicenzo Talio: “Oggi affrontiamo una duplice sfida: una crescita dirompente delle tecnologie in cantiere ed una mancanza di giovani da impiegare. Il nostro impegno è dunque quello di provare a intraprendere ogni possibile strada per far crescere competenze e platea di giovani che le possiedono. Certo l’aumento che auspichiamo anche di lavoratrici nei nostri cantieri ci imporrà di rivedere alcuni modelli organizzativi, ma non ci scoraggiamo e siamo certi che possiamo contribuire a cambiare l’approccio culturale al mondo dei cantieri di costruzioni.”
L’adeguamento fisico ed organizzativo degli ambienti di lavoro è certamente un tema che merita di essere affrontato. Quando le donne sono entrate nelle Forze Armate, è stato necessario ripensare strutture ed equipaggiamenti. Lo stesso principio vale per i cantieri: servizi igienici adeguati, dispositivi di protezione individuale progettati su taglie e conformazioni femminili, protocolli di sicurezza che tengano conto delle differenze di genere.
Il progetto “Donne sicure in cantiere”, promosso in Umbria da INAIL, CESF, TESEF e ANCE nel biennio 2025-2026, lavora esattamente in questa direzione, includendo anche un concorso universitario (A.G.N.E.S.E.) per la progettazione di layout di cantiere compatibili con la presenza di lavoratrici.
Inoltre il 72% delle donne inattive nella fascia 30-34 anni indica i carichi familiari come principale ostacolo all’occupazione. L’Italia si colloca al quinto posto tra i Paesi OCSE per il divario di genere nel tempo dedicato al lavoro di cura: le donne vi dedicano in media oltre cinque ore al giorno, gli uomini poco più di due. Per il settore edile, dove gli orari possono essere particolarmente rigidi e i cantieri lontani dal domicilio, servono misure concrete: flessibilità oraria per i ruoli tecnici e d’ufficio, smart working dove possibile, servizi di welfare aziendale.
Ma il percorso è intrapreso ed anche la normativa sugli appalti pubblici ne ha preso atto prevedendo che il 30% delle nuove assunzioni legate a contratti PNRR e PNC sia riservato a donne. Ma il Ministero del Lavoro, riconoscendo la peculiarità dell’edilizia, ha previsto la possibilità per le stazioni appaltanti di derogare a questo target, data l’oggettiva difficoltà del settore. L’Ance (Associazione Nazionale Costruttori Edili) ha sottolineato come il raggiungimento di tale percentuale sia arduo nel contesto occupazionale attuale. È necessario, pertanto, un sistema di incentivi graduali che premi le imprese virtuose: sgravi contributivi, punteggi aggiuntivi nelle gare d’appalto, accesso privilegiato a finanziamenti per le aziende che superino soglie significative di occupazione femminile.
Ripensare le città, rigenerare i centri storici, progettare gli spazi urbani del domani, costruire edifici sostenibili e salubri: sono sfide in cui le competenze, la sensibilità e la creatività delle donne possono rappresentare un valore aggiunto decisivo. Il settore dell’edilizia, che da solo genera circa il 10% del PIL europeo e impiega 14,5 milioni di persone nel continente, non può permettersi di rinunciare alla metà del talento disponibile.
In Sicilia, dove la crescita dell’occupazione femminile dell’8,3% rappresenta un segnale incoraggiante ma ancora insufficiente a colmare il ritardo, la sfida è duplice: attrarre le giovani donne verso il settore e garantire loro condizioni di lavoro di qualità, con tutele adeguate e possibilità di carriera reali. L’investimento di 58 milioni di euro del bando “Occupazione Donna” è un passo nella giusta direzione, ma serve un approccio sistemico che coinvolga scuole, università, imprese, ordini professionali e istituzioni.
Come ha ricordato un recente report del Fondo Monetario Internazionale, la riduzione delle disuguaglianze di genere nel mercato del lavoro potrebbe contribuire a una crescita del PIL fino all’8% nelle economie in via di sviluppo, e fino al 23% in caso di eliminazione totale del divario. La parità di genere in edilizia non è solo una questione di giustizia sociale: è una condizione necessaria per la competitività e la crescita dell’intero Paese.
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