
Il saluto della Presidente Brancaccio: “Lascio con emozione ma anche con serenità un’associazione cresciuta grazie a una squadra di grandi professionisti”
Una grande festa, aperta e partecipata, per celebrare gli ottant’anni di Ance, che coincidono con l’anniversario della Costituente. Un compleanno speciale per l’Associazione dei costruttori edili, organizzato nei giardini di Villa Giulia, sede del Museo Etrusco, appena restaurati e prossimi a un nuovo intervento di recupero della loggia cinquecentesca dell’Ammannati, realizzato grazie ad Ance con il contributo di ANCE ROMA – ACER. Fra gli affreschi e i colonnati rinascimentali si sono ritrovati i tanti imprenditori venuti da tutta Italia e le tante figure professionali del sistema Ance protagonisti di una storia di impegno, appartenenza e passione. Non hanno voluto mancare all’appuntamento i protagonisti istituzionali di questi lunghi anni, testimonianze della traccia che l’Associazione ha lasciato in ogni fase storica e in ogni contesto politico, economico e sociale in cui è stata coinvolta. A partire dal videomessaggio della premier, Giorgia Meloni, che ha sottolineato l’importanza dell’edilizia e delle costruzioni, “uno dei principali motori della crescita in grado di generare il 12% del Pil” e quello del vicepremier e ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini. Ma hanno fatto sentire la loro voce anche gli ex premier Romano Prodi, Matteo Renzi, Paolo Gentiloni, Giuseppe Conte, gli ex ministri Paolo Baratta, Paolo Costa, Graziano Delrio, Paola De Micheli, Antonio Di Pietro, Enrico Giovannini, e Maurizio Lupi e l’ex sottosegretario a Palazzo Chigi, Gianni Letta. Una carrellata emozionante con tanti volti noti della storia italiana che hanno voluto prendere parte alla celebrazione, in persona o con un videomessaggio. Fra gli interventi sul palco, quello di Silvana Sciarra, giuslavorista, prima donna eletta giudice costituzionale dal Parlamento e presidente della Corte costituzionale nel 2022. In platea, fra gli ospiti e grandi protagonisti della serata, Andrea Vecchio, imprenditore siciliano con ruoli di prestigio nell’Associazione sia territoriale che nazionale. Un simbolo di passione e impegno che non poteva che essere omaggiato da un’icona del cinema nazionale e internazionale: Giancarlo Giannini, che ha letto alcuni brani tratti dai volumi che gli sono stati dedicati da scrittori del calibro di Andrea Camilleri e Edoardo Nesi. Infine, sguardo sul futuro con Carlo Ratti, direttore del Mit Senseable City Lab di Boston. A chiudere la serata il saluto della Presidente, Federica Brancaccio, agli ultimi giorni del suo mandato quadriennale alla guida dell’Ance. “Lascio con emozione ma anche con grande serenità un’associazione che è cresciuta con una squadra di grandi professionisti, invidiata da tutti. Spero di aver trasmesso la mia passione e il mio entusiasmo anche ai tanti giovani che sono tornati a credere a quello che per me resta il mestiere più bello del mondo”.
I temi sul tappeto
La Festa per gli 80 anni è stata anche l’occasione per affrontare alcuni dei temi più importanti per il mondo delle costruzioni, a partire da quello dell’emergenza abitativa. Il Piano Casa rappresenta un passaggio importante che ha, però, bisogno di correzioni. Il punto critico riguarda soprattutto il cosiddetto “terzo pilastro”, fondato sulla formula del 70-30: il 70% di edilizia convenzionata e il 30% destinato al mercato libero. Uno schema che, secondo i costruttori, rischia di funzionare solo in alcuni grandi centri urbani, dove la tensione abitativa è più forte e dove i valori immobiliari rendono sostenibile l’equilibrio economico degli interventi. Per questo, secondo l’Ance, occorre un “quarto pilastro” con incentivi anche per operazioni più piccole, pensate per territori con minore tensione abitativa e con condizioni di mercato diverse da quelle delle metropoli. Per l’Ance, la riuscita del Piano Casa dipenderà anche dalla capacità di mettere in campo rapidamente una governance efficace. Sul fronte delle risorse, il Piano potrebbe contare già dal 2027 su quasi un miliardo di euro, sufficiente per avviare una prima serie di interventi. Ma il potenziale complessivo è molto più ampio: sommando risorse nazionali e fondi della politica di coesione europea, gli investimenti potrebbero arrivare a circa 10 miliardi.
Il caro-energia e il caro materiali
L’altra grande emergenza per il settore riguarda il caro energia e il rincaro dei materiali. Tra febbraio e maggio si sono registrati aumenti molto pesanti lungo tutta la filiera che hanno messo sotto pressione soprattutto le imprese impegnate in contratti firmati quando i prezzi erano molto più bassi. Per questo l’Ance chiede misure urgenti, compresa la possibilità di sospendere temporaneamente le lavorazioni in presenza di aumenti superiori al 10% o di gravi difficoltà di approvvigionamento. Resta aperto anche il capitolo dei ristori per il caro materiali. Secondo l’associazione, il settore attende ancora circa due miliardi di euro relativi agli anni 2024 e 2025: risorse considerate essenziali per garantire la tenuta finanziaria di molte aziende.
Il Pnrr
Sul Pnrr, il bilancio tracciato dall’Ance è positivo. Il settore delle costruzioni viene indicato come uno dei comparti che hanno saputo utilizzare meglio le opportunità offerte dal programma europeo. Ad aprile, il 76% dei cantieri risultava concluso o in fase avanzata di realizzazione. Un risultato che, secondo l’associazione, dimostra la capacità del sistema di trasformare rapidamente le risorse disponibili in opere concrete. Un modello che andrebbe esteso anche alla programmazione 2021-2027 dei fondi europei, che mette a disposizione dell’Italia circa 72 miliardi tra programmi nazionali e regionali. Casa, energia e acqua dovrebbero diventare le grandi priorità anche della futura programmazione europea 2028-2034.
La sostenibilità ambientale
Un altro capitolo decisivo riguarda gli eventi climatici estremi. Nei primi tre mesi del 2026 sono già stati destinati oltre 1,2 miliardi di euro per affrontare le conseguenze delle alluvioni che hanno colpito il Centro-Sud. Una cifra superiore ai 933 milioni stanziati dalla legge di bilancio per gestire tutte le emergenze dell’anno. Negli ultimi quindici anni sono stati stanziati 21,6 miliardi per interventi di prevenzione, finanziando circa 24mila opere per un valore complessivo di 19 miliardi. Ma i cantieri effettivamente conclusi ammontano solo a 3,9 miliardi, pari al 20% delle risorse disponibili. Da qui la proposta di cambiare paradigma: passare dalla logica della riparazione a una vera politica di adattamento climatico. Per l’associazione servono una cabina di regia presso la Presidenza del Consiglio, una conferenza di servizi permanente e il coinvolgimento diretto dei presidenti di Regione come commissari straordinari. A questo si dovrebbero aggiungere più tecnologie digitali, sistemi avanzati di monitoraggio e maggiore concorrenza nell’attuazione degli interventi. L’Ance propone inoltre che gli investimenti per l’adattamento climatico siano esclusi dai vincoli del Patto di Stabilità europeo. La dimensione della sfida è enorme: secondo le stime richiamate dall’associazione, l’Italia dovrà investire circa 10 miliardi di euro all’anno fino al 2050 per adattarsi agli effetti dei cambiamenti climatici.
Lavoro, sicurezza e contratti
L’ultimo fronte riguarda il mercato del lavoro nelle costruzioni. Brancaccio difende il ruolo del sistema bilaterale e delle casse edili, considerate strumenti fondamentali per contrastare lavoro irregolare, evasione contributiva, concorrenza sleale e dumping contrattuale.Il sistema, sottolinea l’Ance, non svolge solo una funzione di controllo, ma rappresenta anche un presidio per la formazione professionale, la sicurezza nei cantieri e il welfare dei lavoratori. Per questo l’associazione guarda con preoccupazione all’eventuale ingresso di soggetti che non garantiscano adeguati livelli di indipendenza, competenza e tutela. Una scelta di questo tipo, secondo i costruttori, rischierebbe di compromettere i progressi raggiunti negli ultimi vent’anni in materia di sicurezza e protezione sociale.
Il saluto della Presidente Brancaccio
Brancaccio traccia anche un bilancio politico e culturale della sua presidenza alla vigilia della scadenza del suo mandato quadriennale. “Ai miei colleghi dico di crederci fino in fondo”, afferma. In questi anni è cambiata la percezione del settore: non più “cementificatori”, ma imprenditori in grado di dare risposte su sostenibilità, ambiente e città inclusive. La crescita sana, secondo la presidente dell’Ance, è la strada per costruire i veri player del Paese. Ma c’è spazio anche per chi sceglie di restare piccolo, purché punti sull’eccellenza. Perché nel nuovo mercato delle costruzioni, conclude, “non c’è più spazio per l’improvvisazione e l’arte di arrangiarsi”.
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